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  Matteo Pegoraro





 Mettiamo una sera, per caso, su una panchina…

Matteo Pegoraro.

Ho avuto il piacere di incrociare questo nome su di una panchina virtuale, su cui mi sono accomodata per un po’.

L’ho spiato e non me ne vergogno mentre si muoveva in ambienti a lui familiari.

La panchina era ubicata al seguente indirizzo http://guide.supereva.it/scrittori_emergenti.

L’ho osservato, scandagliato, studiato poi ho deciso.

E sono entrata in azione.

Lui non è stato infastidito.

Anzi.

E’ stato cortese, garbato, gentile.

Un vero gentiluomo.

Che io mi fossi seduta sulla sua panchina non l’ha infastidito neanche per un istante.

Mi ha raccontato di lui e dell’artista che è in lui.

Mi ha portato verso nuove panchine, ad esempio questa www.matteopegoraro.3000.it oppure www.emergentesgomita.3000.it.

Poi si è fatto tardi e per me è arrivato il momento di alzarmi e di ritornare a passeggiare da sola, con la promessa però che sarei ripassata e che avrei informati i pedoni di queste panchine.

Sono qui per mantenere almeno una delle due promesse.

Quella di informare i passanti riguardo Matteo Pegoraro.

E’ un giovane scrittore emergente. Ha pubblicato un romanzo, "L'urlo del destino" che sta avendo un discreto successo di pubblico e critica.

Il romanzo è venduto in esclusiva on line su www.delosstore.it. L’editore Delos Books è leader in Italia della distribuzione di narrativa su internet.

E' stato apprezzato da Claudio Gorlier, critico di Radio RAI 1 (nel corso di un'intervista con l'autore nel programma "Il baco del millennio"), nonché da Angiola Codacci-Pisanelli (vicecaposervizio Cultura) del settimanale L'Espresso.
 
Siete curiosi, vorreste leggerlo?

E cosa vi frena?

Non ditemi i soldi, non ci credo.

Non ditemi internet, è comodissimo.

Non ditemi il tempo, si trova.

Non ditemi balle, ma piuttosto leggete.

Correte sempre, al lavoro, a casa, in palestra, a cena fuori.

"L'urlo del destino" è un’ottima occasione per sedersi.

Sedersi ed ammirare nuovi paesaggi di parole, sedersi e scrutare nuovi oceani di emozioni.

Il Pegoraro parla con enfasi del suo libro, iniziato quasi per caso, un pomeriggio d'estate, al rientro da un viaggio all'estero. E a mano a mano che scriveva, avvertiva qualcosa che prendeva forma, qualcosa di particolare che avrebbe potuto suscitare emozioni interessanti su un pubblico di giovani coetanei, e non solo.

Ecco che si è detto "proviamoci".

Ha raccolto il coraggio a piene mani ed ha inviato i suoi pensieri ad una decina di editori. Sette hanno dato risposte favorevoli. Tra cui Delos Books.

Ed ecco scattare nel Pegoraro un meccanismo di scrittura sentita e passionale. E’ diventato una guida per scrittori emergenti nel mondo di superEva, ha fatto un corso di giornalismo a Pesaro con Franco Forte, sceneggiatore in RAI e Mediaset, scrittore e giornalista professionista, ha fondato una e-zine, "L'emergente sgomita"; dedicata proprio agli esordienti che tentano in tutti i modi di essere letti e apprezzati da questo gigante chiamato “Grande Pubblico” ed ultimamente è diventato redattore di una rivista letteraria cartacea che presto verrà alla luce in Italia per la casa Delos Books, "Writers' Magazine Italia", diretta proprio da Franco Forte e regolarmente iscritta al Tribunale.

E poi siamo rimasti lì, seduti un altro po’ sulle panchine, mentre Matteo rispondeva, sempre vispo e brioso, alle mie domande.

 
Matteo, tu sei un emergente che sgomita oppure hai già sgomitato abbastanza e ora ti godi il successo?

Diciamo che per essere un emergente sono fortunato ad aver avuto moltissime segnalazioni su siti letterari e non, molte recensioni positive (anche se le critiche, da prendere sempre come consigli, non mancano mai) e ad aver suscitato l'interesse di più di un giornalista, che mi ha poi intervistato. In realtà, però, parlare di successo per me che ho esordito nel panorama letterario appena da qualche settimana credo sia più che prematuro; diciamo che sarebbe come confondere l'inizio di un fidanzamento con un matrimonio ;o) Non corriamo troppo, insomma, e soprattutto restiamo con la testa sulle spalle e i piedi ben radicati a terra. Nella vita c'è sempre da sgomitare, specie se hai scelto di fare lo scrittore e devi rendere conto a un pubblico (spesso imprevedibile) di ciò di cui sei capace.

Nella gestione della tua rubrica presso il portale di superEva, suppongo che tu venga a contatto con numerosi autori. Com’è il contatto con loro, con persone che condividono l’enfasi e la passione per la scrittura?

E' un contatto talvolta piacevole, talvolta no. Grazie a Dio siamo diversi, a questo mondo. C'è chi vede nella scrittura ciò che vedo io, chi invece ci intravede del materialismo. Ma non solo. C'è chi, da autore esordiente, ci vede un briciolo di presunzione nei confronti di coloro che condividono la stessa passione. Io facevo questi errori in passato, quando ancora non avevo acquisito una completa maturità. Confesso che avevo criticato un autore esordiente, Diego Seno (per altro del mio stesso paese), senza avere nemmeno letto il suo libro. E adesso di questa cosa mi vergogno da morire, com'è giusto. Non lo rifarei mai. E così dovrebbero fare tutti coloro che agiscono come io ho agito nel mio passato. Siamo tutti autori esordienti, e non contano le recensioni o le critiche; tutti condividiamo un amore infinito per la letteratura, e dovremmo imparare di più a solidarizzarci. Un'altra cosa che ho notato ultimamente è che molti autori confidano su di me perché dia visibilità ai loro editi e li legga, li acquisti; e adesso che ho pubblicato il mio romanzo pochi, davvero pochi, hanno ricambiato il favore. La sincerità non mi manca, però, nemmeno per ammettere che ci sono persone straordinarie che gravitano in questo mondo. Persone con cui ho legato molto o sto legando molto.

Chi è diciottenne Pegoraro? E’ forse un mix tra quello che corre in macchina verso la discoteca e quello che davanti al pc prepara l’editoriale nel ruolo di “Direttore responsabile” della propria rivista?

Direi proprio di no. Chi ha letto il mio romanzo in qualche modo capisce anche che genere di persona sono. Mi piace raccontarmi al lettore, mentre narro. Come dicevo in una delle precedenti risposte alle tue domande, in un'opera letteraria c'è sempre qualcosa di tuo. E chi legge "L'urlo del destino" capisce anche come sono, almeno in parte. Diciamo solo che ballare mi è sempre piaciuto ma in discoteca non ho mai potuto andarci. E nemmeno desiderato così tanto, lo confesso. In realtà vivo in un paesino di provincia con poche migliaia di anime, e i giovani qui mi vedono spesso come un "alieno" piuttosto che un ragazzo come loro. Non ho un motorino, non l'ho mai voluto avere, e non so nulla di moto e auto. Sport l'ho praticato, ma sono sempre stato una "mezza sega". Direi che il diciottenne Pegoraro è forse un mix tra il ragazzo che vorrebbe essere come tutti gli altri ma al contempo è contento di essere com'è. E' un tipo socievole, ma anche sensibile e a volte fin troppo riflessivo. E' uno che dai compagni di classe è considerato una "mascotte" per le interminabili battute e il perenne sorriso, ma che, in casa, o quando è solo, diventa il vero Matteo: un tipo taciturno che talvolta, nella propria vita, tocca il fondo e poi tenta in tutti i modi di rialzarsi e guardare avanti.
 
Chi è invece lo scrittore Matteo Pegoraro?

Lo scrittore Matteo Pegoraro è il vero Matteo Pegoraro. E' quello che con le sue storie vuole anche raccontarsi agli altri. E' quello che ricerca negli occhi del lettore un contatto, un'emozione, un percorso. E' quello che ama far sognare, quello che si esprime liberamente con le sue insicurezze, i suoi tormenti interiori, e non ha paura di mostrare la propria forza e la propria sensibilità.

Matteo Pegoraro è un buon critico dello scrittore Matteo Pegoraro?

Astuta domanda. Direi di sì. Sono uno che non si accontenta mai di ciò che scrive. Talvolta magari non mi rendo conto dei miei errori, e ho bisogno che qualcuno con più esperienza di me (un editor o chi per lui) si cimenti nella lettura di ciò che ho stilato e mi muova delle critiche costruttive. Comunque sono piuttosto esigente, e se non sono convinto di una cosa abbastanza, non riesco a dormire, la notte. Parlando de "L'urlo del destino" ammetto che so di poter dare di più, come autore. C'è ancora tanta strada da fare per definirsi un vero "scrittore"; io diciamo che ho cominciato con una pubblicazione dalla quale partirò per migliorarmi, giorno dopo giorno.

C’è un fatto, una persona o un qualcosa cui dedichi i tuoi scritti?

Adesso no, diciamo che li dedico a me stesso. Più che altro per ritrovare quello slancio per andare avanti nella vita, nonostante le mille difficoltà. Ecco perché dico sempre che la scrittura aiuta. Solitamente, se devo dedicare qualcosa a qualcuno, preferisco scrivere una lettera, e su quella lettera cercare di esprimere a parole le emozioni che quella persona suscita in me. Per la verità, "L'urlo del destino" l'ho dedicato a un amico, Ettore. Anche se più che una dedica era un ringraziamento che mi è venuto dal cuore per tutto il tempo che ha speso nel leggermi mentre scrivevo capitoli su capitoli e nel consigliarmi e criticarmi. Alla fine del libro, sotto la mia postfazione, c'è una vera dedica, invece. A due persone straordinarie, conosciute tramite Internet, che mi hanno porto il loro cuore, con cui mi sono confrontato, confidato, supportato. Due persone che meritano molto di più che una frase su un foglio.

Quanta autobiografia c’è in un’opera letteraria?

Quanta autobiografia c'è in un'opera letteraria? Be', anche un'autobiografia è un'opera letteraria, non dimentichiamolo! C'è tutto o quasi niente. Dico quasi niente perché in un opera letteraria (che sia un'articolo, un fumetto, un racconto, una poesia, un romanzo o un saggio) c'è sempre qualcosa di tuo. Anche se impercettibile, anche se flebile come la fiamma di un lumino. Può essere un'emozione particolare, un'opinione, una situazione che ricordi appena di averla vissuta. E dico tutto perché in un'opera letteraria (e questa volta parliamo solo del racconto o del romanzo) puoi tentare di fingere che quelle emozioni sono dei tuoi personaggi e non tue. Diciamo che non è un aspetto facile della narrazione, ma chi può dire che non ci si può riuscire? Non è facile perché rischi di far entrare troppo te stesso e la tua vita dentro la tua storia. E confondere le due cose. Ma non è nemmeno impossibile. Ci vuole maestria, e tanta esperienza. Cose che devono ancora essere potenziate per un aspirante scrittore della mia età. Se poi si parla di poesia, be', lì c'è quasi tutto di tuo. Anche se confesso che io non ho mai scritto poesie, e forse mai ne scriverò. Semplicemente non è la forma letteraria in cui riesco meglio. Ma, seppure di poesia non me ne intenda molto, ammetto di amarne il fascino che contiene.

La penna è mai stata una tua nemica?

La penna, come strumento in sé, non è mai stata mia grande amica. Io scrivo con il computer da tanto tempo, la mia grafia è pessima abbastanza! E poi non nascondo la comodità della tastiera, la possibilità di correggere nell'immediato... Un lusso rispetto al calamaio, oserei dire. Scherzi a parte, parlando più figurativamente e intendendo la penna come l'arte di scrivere, posso dire con certezza che è la mia migliore amica. Scrivere aiuta moltissimo, anche nella sfera personale; uno sfogo, un dolore represso, qualsiasi cosa può venire a galla con la scrittura. Magari all'inizio fa male dover leggere ciò che il nostro cuore ci sbatte davanti, ma così iniziamo a dialogare con noi stessi, ad apprezzarci per come siamo e a guardare in faccia ciò che chiamiamo "problemi", che non sono altro che creazioni della mente.
 
Cos’è l’ispirazione? Cosa provi quando prendi in mano la tastiera del pc o una penna e diventi il creatore di qualcosa?

Cara Elisabetta, quando mi hai detto che mi volevi porre delle domande, certo non mi aspettavo queste. Molta gente che mi ha intervistato mi ha chiesto cosa farò in futuro, come ho iniziato a scrivere, quando, se avevo già altri lavori nel cassetto... Ma non domande come le tue. Domande che, ascoltandole, hanno scaturito dentro me emozioni; mi sono visto per un attimo "picchiettare" sulla tastiera del pc, riempiendo pagine e pagine in cui riversarle! Grazie, dunque. Adesso proverò a risponderti. Dico proverò, perché in realtà entità come l'ispirazione, lo scrivere e le emozioni che questa grande passione suscita dentro l'uomo possono essere percepiti in maniera diversa da persona a persona. E io ti dirò la mia. Ispirazione... Ispirazione è una parola che può essere spiegata solo se vissuta dentro di te. E' come l'amore. E' una spirale di emozioni che ti inebetisce con il suo fascino; è un vortice che ti risucchia, e ti mostra un mondo nuovo, ricco, straordinario. Un mondo dove i sogni sono i protagonisti. E' un soffio che dal cuore ti sale alla mente e ti fa sentire libero e potente. E che attraverso le mani viene lasciato andare sul foglio, sullo schermo di un pc, su una tela, su un muro, su un'altra persona... Mentre scrivo e sono ispirato, non mi rendo nemmeno conto di essere Matteo Pegoraro, di avere diciotto anni, di avere sulle spalle una casa e una famiglia che mi vuole bene. Mentre scrivo il mio mondo quotidiano sfuma e ne appare un altro, più profondo, inesplorato, più avventuroso e affascinante che mai. Un mondo in cui tu sei chiunque, da uno scrittore a un meccanico, da un poliziotto a un assassino, da un giovane ragazzo a un anziano. Un mondo in cui tu puoi scegliere se giocare le tue carte e dimostrare che in quanto autore sei il regista della tua storia, scegli le situazioni, i luoghi, i personaggi... Oppure puoi dimenticare di essere regista, abbandonare le redini che ti tengono legato alla realtà e vivere quella storia su te stesso. Piangendo, ridendo, disperandoti o gioendo quando rigetti emozioni. Lasciandoti insomma andare con te stesso, tagliando la corda con il mondo terreno e scegliendo di avventurarsi in uno quasi surreale. Scommettendo con te stesso e su te stesso. Ciò che provo mentre scrivo dipende anche da ciò che scrivo. Scrivere può voler dire sfogarsi, fuggire, viaggiare, inventare. E da come scrivo: se in prima o in terza persona. E per ognuna di queste cose c'è un binario esatto che devi percorrere con attenzione, cercando di non deragliare.

Sei mai entrato troppo nei tuoi racconti, talmente tanto da dover ritrovare le redini che avevi perduto?

Be', spesso, per non dire sempre, mi capita. Sono in un periodo di evoluzione anche interiore. Mi tempesto di domande, voglio ricercare in me delle risposte... E così mi esploro anche attraverso i miei racconti, dando un immagine ai miei pensieri e un corpo alle mie emozioni. E talvolta le redini le devo ritrovare, eccome. Con difficoltà e un briciolo di malincuore devo rendermi conto che scrivere non è raccontare di me stesso agli altri; non solo, almeno. Scrivere significa far sognare il lettore, riuscire a trasportarlo in un'altra dimensione, metterlo anche in relazione con il protagonista, cercare in tutti i modi che si identifichi su questo o quel personaggio.

Come si realizzano i sogni?

A proposito di domande che faccio spesso a me stesso... Eccone un esempio. I sogni... Be', i sogni credo si realizzino con le emozioni più struggenti che proviamo dentro di noi. Quando ci sono quelle il sogno prende finalmente corpo. Ma prima bisogna capire che cosa sono per noi questi "sogni". Se pensiamo per esempio che diventare famosi sia un sogno, potremmo sbagliarci di grosso. Un sogno è il manifestarsi di un'infinita spirale d'emozioni che ti fa venire la pelle d'oca e ti conquista il cuore. E il successo non sempre questo lo prevede. A ogni modo, ecco perché parlo di sogni quando chiarisco l'obiettivo di un vero scrittore; fare in modo che dall'altra parte si istauri questa caratteristica, che colui che legge viaggi con te, è la manifestazione di un sogno.

Parliamo del tuo esordio letterario, adesso. Perché il destino nel tuo libro urla?

Anche questa domanda troverebbe risposta con la lettura del mio romanzo. Dico solo una cosa: per me il destino non esiste. Ce lo creiamo noi, con le nostre ansie, le nostre manie, i nostri tormenti. Ci attiriamo una spirale di negatività che ci accalappia e c'ingabbia, ci fa vivere situazioni difficili o impossibili da risolvere. Andrea, il protagonista del mio romanzo, permette a questa gabbia di intrappolarlo. E da dietro le sbarre della vita osserva ciò che lui stesso ha prodotto, con il proprio pessimismo, il proprio dolore, le proprie difficoltà nel sapersi ascoltare. Ecco il perché di questo urlo. Un urlo che trafigge il silenzio del cuore e stordisce la realtà.
 
Quant’è importante nella vita di un artista il destino?

Dato che al destino in sé non credo (non è che un'illusione), sono convinto che un artista debba far conto su se stesso, e non sul destino. Se crolla deve avere la forza, la voglia e il coraggio di rialzarsi e tornare a combattere. E al diavolo il destino, la vita è nostra e noi dobbiamo giocarcela fino in fondo. Se poi le cose non vanno come avremmo voluto, dobbiamo avere la stessa determinazione per accettarle e andare avanti. Per un artista questo credo sia fondamentale. Com'è fondamentale sapersi ascoltare, dentro, nel profondo del cuore, e capire quanto vogliamo rischiare per essere felici.

Se una telecamera potesse riprendere i tuoi pensieri ora, cosa troverebbe?

Troverebbe un oceano. O meglio, la prua di una nave che solca le onde con impetuosità. Troverebbe le preoccupazioni e le fragilità di un diciottenne, o ancor meglio di un uomo che come tutti gli altri non ha risposte a moltissime domande e non sa come comportarsi, quali strade imboccare. Non sa se rischiare di essere se stesso fino in fondo possa essere giusto per sé e per gli altri. La telecamera inquadrerebbe un cielo oscurato da nubi ma con uno spiraglio di luce, flebile e sempre più vicino, che conta di spazzarle via, prima o poi, per lasciar posto all'azzurro incondizionato della serenità interiore.

Progettando il futuro artistico, c’è qualche assaggino rubato dalla cucina della creatività?

Confesso che non amo queste domande. Non perché siano sbagliate; piuttosto perché un artista è imprevedibile, a mio parere. E può avere in testa già delineata la costruzione di un castello ma alla fine non riuscire a concretizzarla. O viceversa, avere la mente apparentemente vuota e poi uscirsene con una splendida realizzazione. Dico che la pentola bolle, bolle sempre. Ma dico anche che per far sì che ne esca un pranzo coi fiocchi ci vuole la giusta ispirazione. E c’è bisogno anche di pazienza, come in ogni cosa. Se la fiamma si alza troppo o lasciamo la nostra pentola scoperta a lungo rischiamo che si perda il sapore del suo contenuto.

Matteo Pegoraro.

Un nome da non dimenticare.

Ricordatelo.

Matteo Pegoraro.









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Pubblicato il: 2005-12-02 (956 letture)

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